Comunicare è dare ascolto

Comunicare è ascoltare

Ho imparato dal teatro l’importanza dei silenzi

Comunicare è ascoltare.

No, non è un ossimoro.

La prima regola della comunicazione è assicurarsi che l’interlocutorə sia in grado di intendere ciò che glə dici. Non si tratta solo di usare lo stesso linguaggio o dei media adeguati, dipende piuttosto da chi hai davanti e quanto interesse ha nell’ascoltarti e capacità di comprenderti.

“Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, fa rumore?” George Berkeley, vescovo irlandese del ‘700, riteneva che gli oggetti esistono solo se percepiti. Potremmo traslare la riflessione anche alla comunicazione: un suono che non viene percepito esiste davvero?

Comunicare deriva dal latino: communicare, mettere in comune, derivato di commune, propriamente, che realizza il suo dovere con gli altri, composto da cum_insieme e munis_ufficio, incarico, dovere, funzione.

La comunicazione non è mai univoca, non prevede mai una sola azione, anzi si materializza quando arriva, quando la parola è compresa e diventa spazio comune per la costruzione di una discussione, di un sapere, di una cultura.

☆ Johann Sebastian Circus ☆ CIRCO EL GRITO ☆
JOHANN SEBASTIAN CIRCUS di Circo El Grito

Quando stiamo comunicando?

Immaginiamo di entrare in una stanza piena di gente e iniziare a parlare, siamo sicuri di comunicare?

I casi sono diversi.

Se la stanza fosse una sala conferenze, la gente fosse seduta ed il nostro posto fosse un pulpito con microfono (acceso) probabilmente _e dico probabilmente_ saremmo nelle condizioni migliori per comunicare. Se la stanza fosse un pub in cui la gente è seduta al proprio tavolo, a mangiare, chiacchierare o ascoltare musica, mi pare abbastanza chiaro che no, non staremmo comunicando, pur alzando la voce.

Ecco, quando vogliamo comunicare qualcosa è necessario ascoltare l’altrə per creare un piano di confronto, preparare il terreno per venirsi incontro, per attirare l’attenzione.

Attenzione è la parola chiave

Ascoltare l’altrə vuol dire tastare il polso della situazione, comprendere la predisposizione, o meno, ad accogliere ciò che tu vuoi che sappia. Solo ascoltando chi dovrebbe ascoltare è possibile creare un piano invisibile in cui il confronto è possibile, ma soprattutto è immaginabile uno scambio. Così le parole (o i gesti, i silenzi, i toni, le espressioni) trovano una cassa di risonanza, vengono trasformati e restituiti al mittente, per poi rimbalzare ancora. E quanto cambiano queste informazioni rispetto alla loro nascita? Tantissimo.

Si adattano all’atmosfera, alle emozioni, alle percezioni e reazioni, si alterano fino a diventare Altro. Un Altro più specifico, più colorato, magari diverso. Ma è un Altro che è stato realizzato INSIEME e che ha caratteristiche uniche e irripetibili. Hic et Nunc, qui ed ora, come atto sacro di creazione.

Diciamo che il messaggio, per diventare incisivo e arrivare forte e chiaro, ha bisogno di una bella spinta da quel soffio vitale che lo rende animato _dotato di anima_ e per questo non ha bisogno di parole.

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima.

Henri Bergson

L’attesa che si spengano le luci

La vita ferma, spettacolo di Lucia Calamaro, con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
La vita ferma, spettacolo di Lucia Calamaro

Negli spazi spettacolari riservati al pubblico si racchiude la magia dell’irripetibile, del sentimento prezioso che viene custodito nel momento in cui nasce. Uno spettacolo chiuso negli spazi esclusivi del palco genera un sentimento di esclusione della platea, il pubblico si sente inutile, a volte sgradito.

Attori e registi inseriscono i silenzi nella scrittura perché danno spazio alle reazioni, ai sentimenti dello spettatore. Le emozioni del pubblico sono parte integrante dello spettacolo stesso perché restituiscono, a chi sta sul palco, la temperatura del sentimento che sale dalle poltrone. Lo spettatore, dunque, apporta un contributo importante alla riuscita dell’evento, tanto più importante quanto è disposto a mettersi in discussione, a farsi cassa armonica dello spettacolo.

Ecco, come siamo arrivati a raccontare la magia del teatro? Ah già, cercavo un modo per spiegarvi che io posso comunicare solo se c’è qualcuno che può ascoltare!

Un bravo attore non fa mai la sua entrata prima che il teatro sia pieno.

Jorge Luis Borges

Il pubblico che entra in sala, si mette comodo, si spoglia degli abiti esterni, spegne il cellulare (nel migliore dei casi) e attende il momento in cui si spengono le luci e si apre il sipario, si sta preparando all’ascolto.

Ed io vi confesso che, uno dei motivi che mi hanno fatto procrastinare continuamente la nascita di questo sito è, probabilmente, la paura di non avere pubblico in sala. Mi sono immaginata urlante in un pub, senza nessuno pronto ad ascoltarmi. E neanche una birra sudata in mano.

La paura di non essere ascoltatə

Mi sono sempre chiesta chi mi avrebbe letto e avrebbe trovato interessanti le cose che avevo da dire. Ci sentiamo tuttə bambinə quando ci esponiamo perché ci sarà qualcunə ad ascoltare cosa abbiamo da dire, ma anche perché se comunicare è ascoltare noi torneremo a casa con le emozioni delle persone che ci ascolteranno, e non sempre siamo pronti a farlo.

Siamo spiazzati, impreparati all’ignoto che può tornarci dalla nostra scelta di manifestare noi stessi, è una reazione naturale quando si comunica con sincerità. Ma è anche una bellissima sensazione quando lo scambio è costituito da incanto e maraviglia, quando apporta informazioni utili alla crescita dell’anima.

Per questo motivo ho deciso di raccogliere nella sezione #comunicare tutti i pensieri belli che passeranno davanti ai miei occhi, così saprete dove trovarli quando avrete bisogno di sorprendervi e sorridere.

Hai paura che il tuo progetto non venga ascoltato? Non ce n’è bisogno, scrivi@mariablu.it

Adesso puoi farti Coinvolgere, oppure puoi Creare!

Comunicare è ascoltare, come una bambina ad un concerto
Bimba all’ascolto di Daniele Silvestri live

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